“Io mi chiamo Libero. È un nome importante. Sono nato in campagna e ho sempre fatto il contadino.” Comincia così il racconto di questo ragazzo di 20 anni, che per salvare la vita a due partigiani feriti, si ritrovò in un campo di concentramento nazista. Era il 1944 in piena Seconda guerra mondiale. Appena arrivato, il discorso del comandante del campo fu: “Siete venuti qui per morire… qui non esiste l’uscita ma solo l’entrata; l’unica uscita è dal camino del forno crematorio…”. Sopravvissuto, ha raccontato l’inferno in cui lo avevano scaraventato. Tutte le sofferenze patite. Le botte. Lo sterminio attuato appositamente e scientificamente mediante il lavoro stesso. Il campo era quello di Mauthausen.